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sto alla porta e busso

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che senza fronzoli è solo il desiderio acceso di non avere limiti di liceità, che spesso è: tornare indietro. E risparmiare sulle parole, finanche sulle espressioni, perché neppure la minima traccia di volontà di evasione possa trapelare. Essa lederebbe il soggetto: questi infatti si mimetizza uomo pragmatico, rude amante o capobranco d'altri inetti; è costretto ad autoplasmarsi senza sosta, affinchè la figura che gli corrisponde nel vetro sia fervente sostenitrice degli ideali di forza, lavoro e progresso che egli il primis ritiene solo lontanamente e vagamente accessori.

scritto il 16.07.2005 alle ore 02:09:00
da elianto84 - elianto84@gmail.com - http://elianto84.altervista.org

 

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Forse esistono molteplicità possibilità. Ma penso che annoverarne due sia frutto già di grande dedizione. La possibilità di stare a guardare il soffitto senza che nulla abbia peso, tranne l'inarrivabile, e pregare che vivendo nascosti, fino al limite estremo della mancanza di necessità, non si venga raggiunti dal dolore. E' il sogno di un Dio eludibile. Un'altra è la constatazione della sofferenza e il ripiegamento nell'egoismo bieco; ancor più bieco se coscientemente giustificato da un'ineffabile "esistenza diversa" [continua]

scritto il 16.07.2005 alle ore 01:59:02
da elianto84 - elianto84@gmail.com - http://elianto84.altervista.org

 

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